(5-7.5.2017) MADRID. INCONTRO DELLE RETI DI SOLIDARIETÀ SOCIALE DEL SUD EUROPA PRESSO ASSEMBLEA DELLE RED DE SOLIDARIDAD POPULAR

Il 5, 6 e 7 maggio si è tenuto il IV Incontro nazionale della Red de Solidaidad Popular (RSP).

Questo incontro nazionale aveva l’obbiettivo di consolidare l’organizzazione nazionale della RSP. Vi era però, all’interno dell’appuntamento spagnolo, un momento di confronto internazionale tra le Reti di solidarietà sociale dei paesi del Sud Europa.

Infatti il 6 giugno si è tenuta una tavola rotonda a cui sono state invitate la delegazione italiana della Rete per l’Autorganizzazione Popolare (R@P) e di Unione Inquilini (che è uno dei soggetti che compongono la rete) e quella greca della Clinica autogestita Hellenikon di Atene.

Chi è la Red de Solidaridad Popular? È l’organizzazione delle pratiche mutualistiche

La RCP nasce nel 2014 come risposta al dibattito, nato nel movimento degli  Indignados (detto anche 15M), su quali strumenti adottare per radicare e rendere più efficaci le lotte contro l’austerity. Infatti, nonostante la Spagna – negli anni successivi al 2011 – sia stata attraversata da una forte movimento di opposizione sociale, le politiche di austerità hanno continuato a smantellare il welfare state. I compagni della RSP si sono interrogati su quale strumento utilizzare, nel vuoto lasciato dallo smantellamento Welfare state spagnolo, per rendere più efficace la resistenza dei ceti popolari contro le politiche di austerità.

Il documento, inserito nel bello ed efficace sito internet ( http://reddesolidaridadpopular.org), espone il progetto politico e sociale della RSP:

È imprescindibile organizzare spazi di solidarietà a partire dagli ambiti in cui la sinistra radicale è più attiva, spazi in cui possiamo soddisfare in modo collettivo le necessità della nostra classe e aumentare la capacità di organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Questo progetto vuole dare vita a una rete di solidarietà di classe per rispondere alle necessità materiali, create dalla crisi economica, attraverso la solidarietà e l’organizzazione collettiva.[1]

La Red è cresciuta in questi anni e si compone attualmente di circa 60 sezioni, distribuite nelle maggiori città spagnole, ognuna delle quali cerca di sviluppare alcune o tutte le pratiche sociali neo-mutualistiche che sono state decise e programmate a livello centrale. La RSP ha una struttura molto centralizzata in cui un gruppo dirigente, molto giovane ma molto politicizzato, coordina una organizzazione che però ha un metodo di presa delle decisioni (a tutti i livelli) di carattere assembleare.

La RCP si dichiara autonoma dalle organizzazioni politiche della sinistra, nonostante molti dei suoi militanti e dirigenti aderiscano al PCE (partito comunista spagnolo) o a IU (Isquierda Unida).

Le pratiche sociali mutualistiche sono definite centralmente (nel sito internet vengono spiegate accuratamente) e si chiede agli attivisti di replicarle in tutte le sedi. Le pratiche si dividono in: Programma di sovranità alimentare, Programma di aiuto sanitario, Programma di appoggio all’educazione pubblica, Programma di difesa contro la repressione.

Il “Programma di sovranità alimentare” si articola in una distribuzione gratuita di alimenti di prima necessità, raccolti attraverso campagne nei supermercati e mercati ortofrutticoli, ma anche nello sviluppo di gruppi di acquisto che “servono ad organizzare i consumatori fuori dal circuito commerciale, per comprare prodotti biologici a km zero direttamente ai produttori[2]

Il “Programma di aiuto sanitario” funziona attraverso: la raccolta e distribuzione gratuita di medicine e la Consulenza sanitaria. Questa seconda pratica si rivolge alle persone che sono escluse dalla sanità pubblica, attraverso l’accompagnamento presso le strutture sanitarie territoriali (simili alle ASL in Italia) perché possano iscriversi al servizio sanitario nazionale.

Per ultimo il “Programma di appoggio all’educazione pubblica” si occupa della raccolta e distribuzione gratuita di libri e materiali scolastici; Inoltre propone la raccolta e distribuzione dei vestiti per i bambini in età scolare e l’organizzazione di mense scolastiche autogestite.

La centralizzazione organizzativa della RED ha permesso di mettere in campo una efficace azione di autofinanziamento. Vengono organizzate feste, auto-prodotti e venduti gadget (maglie, borse, spille, adesivi), ecc…

Un elemento molto caratterizzante che abbiamo apprezzato nel funzionamento delle pratiche mutualistiche, è che l’auto-organizzazione non è soltanto un principio enunciato nel dibattito interno. Esiste come regola ferrea che viene applicata per far funzionare la partecipazione diretta alle pratiche sociali delle famiglie che si rivolgono per chiedere aiuto. Si legge nel documento: “Le persone che si rivolgono alla distribuzione di alimenti, medicine o attrezzatura scolastica ….. dovranno partecipare anche all’organizzazione della stessa, e quindi si faranno assemblee mensili per decidere e assegnare le cose da fare”. Tale metodo ha permesso di far crescere politicamente una generazione di ceti popolari che sono diventati attivisti e poi dirigenti dell’organizzazione.

Il contributo della R@P alla assemblea delle reti di solidarietà del sud europa.

L’intervento che abbiamo portato all’attenzione dei compagni spagnoli ha innanzitutto spiegato la crisi economica italiana nell’ambito di una dimensione europea, poi abbiamo spiegato il progetto della Rete per l’Autorganizzazione Popolare (e dell’Unione Inquilini). Infine abbiamo fatto una proposta ai compagni spagnoli e greci per proseguire la costruzione di una rete europea delle pratiche di solidarietà popolare.

Di seguito riportiamo l’intervento che abbiamo esposto:

La crisi  capitalista, iniziata nel 2008, è epocale nel senso che il processo non è transitorio, perchè investe tutti i meccanismi di accumulazione e riproduzione capitalistica. Una crisi nella quale l’Europa diventa il luogo di scontro tra capitalismi nel quale prevale il blocco capitalista dominante (le multinazionali che competono nello scenario globale situate principalmente nell’area franco-tedesca) e dove, ai paesi periferici (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda) spetta un ruolo marginale (In Italia risiedono il 6% delle società multinazionali mentre nell’area franco-tedesca questo dato supera il 50%).

In Italia, dentro la crisi economica, se c’è una parte del capitalismo italiano che prospera divenendo impresa globale (quarto capitalismo), un’altra sopravvive delocalizzando nell’area est post-sovietico che è diventata il bacino di sub-fornitura a basso costo per l’Europa, ed un’altra ancora soccombe adattandosi ad una economia che tende a spingerla sempre più verso la parte più bassa dei processi produttivi.

Il capitale utilizza il meccanismo della finanza, per restare in piedi nella crisi che lui stesso produce, un meccanismo che tende a spostare la ricchezza delle classi popolari a favore dei processi finanziari attraverso i trattati internazionali, utilizzando il debito pubblico, per trasferire risorse dal basso verso l’alto.

Dentro la crisi, il Capitale si stà ri-organizzando,  attaccando le condizioni sociali dei proletari, su tre livelli:

  1. ristrutturando il sistema produttivo: tagliando l’occupazione e i salari, aumentato lo sfruttamento della forza lavoro;
  2. ristrutturando il sistema finanziario: tagliando il “welfare state” (la spesa pubblica per la sanità, l’assistenza, l’istruzione, le pensioni, ecc.) trasferendo cosi risorse verso il sistema bancario e finanziario;
  3. ristrutturando il sistema politico istituzionale legislativo e amministrativo: snaturando gli organismi democratico-rappresentativi (parlamento, consiglio regionale e comunale) che divengono puri esecutori delle richieste provenienti dal UE-BCE. In particolare il governo comunale si riduce al solo ruolo di gabelliere dello stato centrale.


Ci siamo chiesti “Qual’e  il terreno della risposta delle classi popolari alla crisi (cioè all’attacco che il Capitale conduce contro le proprie condizioni di vita)? Abbiamo fatto riferimento ad Antonio Gramsci per capire come la risposta si evolva su vari livelli.


C’è una risposta “elementare”, che agisce attraverso la solidarietà familiare o le resistenze spontanee di piccolo gruppo, c’è una risposta “sociale organizzata”, che agisce attraverso la lotta economica, e c’è una risposta “politica organizzata” che è data dalla capacità di connettere i due livelli precedenti su un piano politico generale (rivoluzionario).

In questo schema di analisi abbiamo evidenziato come a causa della disgregazione sociale e culturale, i ceti popolari italiani hanno risposto attraverso una difesa elementare, basata sul consumo del risparmio accumulato nel periodo fordista degli anni ’70-‘80. Questo è il motivo per cui in Italia non sono esplose rivolte spontanee nonostante la crisi economica. Infatti il risparmio accumulato in nei decenni precedenti (in via di esaurimento) ancora permette alle famiglie di resistere attraverso la vendita/affitto delle case di proprietà e con le pensioni degli anziani.

Altrettanto, sul piano sociale organizzato, incide negativamente il fatto che le organizzazioni sindacali (attraverso i patti sociali) non operino per identificare l’avversario e per “spiegare” i meccanismi della crisi. Questo determina la separazione delle singole lotte che non riescono ad unificarsi in un processo di lotta di classe generalizzato contro il capitalismo in crisi. Anzi  si producono sul piano politico organizzato forme regressive dell’azione politica.

Per intervenire in questa dinamica, abbiamo ritenuto necessario costruire forme di organizzazione sociale che siano in grado innanzitutto di lavorare sul terreno della solidarietà elementare.

Si tratta di pratiche sociali che danno una risposta immediata ai bisogni sociali negati: abitazione, lavoro, alimentazione, assistenza e salute, istruzione.

A questi bisogni cerchiamo di rispondere mettendo in azione pratiche di autorganizzazione come:

  • distribuzione di beni di prima necessità a prezzi calmierati attraverso Gruppi di Acquisto Popolare. I GAP cercano di fare incontrare i produttori agricoli locali, colpiti dal sistema agro-industriale neo-liberista, con le famiglie che faticano ad accedere ad un cibo di qualità e a basso costo;
  • progetti di autoproduzione su terreni pubblici per come autoreddito di persone che hanno perso il lavoro;
  • resistenza alla esecuzione degli sfratti per morosità, occupazione di abitazioni per famiglie che attendono il passaggio alle case popolari dello stato, sportelli di assistenza ai debitori insolventi nel pagamento dei mutui sulla prima casa di proprietà che stiamo realizzando sia in forma isolata che unite all’interno di una organizzazione aderendo al Unione Inquilini, uno dei sindacati di base della casa;
  • erogazione di servizi assistenziali e sanitari a basso prezzo come il dentista e lo psicologo sociale;
  • doposcuola gratuiti e scuole di italiano per migranti.

Il tentativo è che queste pratiche riescano ad  uscire dal livello di difesa elementare, per arrivare a costruire spazi pubblici in grado di connettere le lotte su un piano generale, territorio per territorio, generando nuove forme di welfare dal basso. In Italia abbiamo chiamato questo ente locale dal basso: Comune Sociale.

La Rete per l’Autorganizzazione Popolare è lo strumento che ci siamo dati per raggiungere questo scopo su tutto il territorio nazionale.

Il Comune rimane ancora, nonostante i continui tagli ai trasferimenti pubblici, l’istituzione che il sistema usa ancora per dare qualche parziale risposta ai bisogni sociali. Per questo è il luogo in cui è più facile operare per le forze anti-liberiste.

Infatti le pratiche sociali autonome da una parte sostituiscono l’ente locale nella risposta ai bisogni sociali negati dalle politiche di austerità, dall’altra si oppongono ai tagli alla spesa sociale locale.

Inoltre partendo dall’opposizione sociale autonoma, in alcuni casi siamo riusciti a costruire un progetto politico che ha tradotto piattaforme e rivendicazioni in programmi amministrativi, con proprie rappresentanze in Consiglio Comunale, prefigurando una nuova forma istituzionale: un “COMUNE SOLIDALE”. In concreto, rappresentanti di pratiche sociali autonome hanno formato gruppi consiliari comunali, all’opposizione o al governo, hanno già fatto importanti esperienze di “COMUNE SOLIDALE”.  

È il caso di Lodi dove l’Amministrazione comunale ha creato un “fondo di solidarietà”. Il fondo affronta l’emergenza della mancanza di reddito e di lavoro, fornendo un contributo economico con risorse provenienti dalle nostre pratiche sociali (Gruppi Acquisto Popolare e Autoproduzione agricola) unite all’iniziativa comunale diretta. I disoccupati seguono progetti lavorativi per l’autoproduzione orticola; la loro distribuzione è curata da Gruppi di acquisto popolare. I relativi proventi vanno ad alimentare il “fondo di solidarietà”.

In tutta Italia, in questi ultimi anni, tante pratiche sociali mutualistiche stanno nascendo, in forma spontanea. I limite è che spesso agiscono separate sul piano territoriale o dei singoli bisogni.

Per questo stiamo elaborando una carta fondativa di una Confederalità sociale. Questo progetto darebbe la possibilità a molte esperienze autonome ed indipendenti di riconoscersi in piena libertà in uno spazio politico nazionale per approfondire il conflitto contro le politiche di austerità.

Quello che proponiamo è che qusta Confederalità sociale si estenda in una dimensione europea, in particolare nei paesi del Sud Europa, più duramente colpiti dalla crisi.

Questo primo tentativo di rete è, in realtà, già iniziato il 27 settembre, quando il gruppo parlamentare della Sinistra Unitaria Europea ha organizzato un’assemblea a Bruxelles, pensata come confronto tra la delegazione greca, rappresentata dalla Metropolitan Clinic of Hellenikon, la spagnola Red de Solidaridad Popular, quella italiana costituità dalla Rete per l’Autorganizzazione Popolare e da altre organizzazioni sociali (sindacati, centri sociali, comitati). Il precorso è proseguito in Italia con la vista di Jara Llarosa (Coordinatrice nazionale della RCP spagnola) presso le pratiche sociali della R@P. Questa tavola rotonda, presso il IV incontro nazionale della RCP, è la continuazione di questo progetto.

Pensiamo però che questa rete possa andare anche oltre la dimensione europea. Proponiamo infatti di confrontarci con l’esperienza della Confederalità democratica del Rojava (Sistema Federale Democratico della Siria del Nord). Pensiamo infatti che quella esperienza approfondisca in maniera ancora più netta il tema dello scontro tra autogoverno municipale e lo Stato siriano che si sta disgregando a causa della guerra. I compagni delle Unità di Protezione Popolare (YPG) e del Partito dell’Unione Democratica (PYD), cercando di costruire nel Rojava una nuova economia attraverso forme cooperative e mutualistiche, riuscendo a mantenere unito il tessuto sociale, evitando l’immigrazione forzata.”

Il controvertice per il G7 a Bergamo e la Rete sociale di alternativa agricola.

Quest’anno il G7 dei ministri dell’agricoltura si terrà nella Città di Bergamo, Italia, il 14-15 ottobre. Stiamo mettere in movimento una Rete sociale di alternativa agricola che veda coinvolte le realtà contadine, l’associazionismo, i movimenti sociali, i partiti, i cittadini, i GAS, i Gruppi Acquisto Popolare, nella costruzione di un percorso che contribuisca a disvelare gli effetti devastanti del modello agroindustriale neo-liberista e porti alla ribalta le buone pratiche alternative.

Nei saluti ai compagni spagnoli e a Jara Larrosa, neo-eletta coordinatrice nazionale della RSP, abbiamo invitato la Reti sociali spagnola e greca a portare il loro contributo alle giornate di mobilitazione del 14-15 ottobre a Bergamo.

[1] Proyecto RSP da http://reddesolidaridadpopular.org/red/content/proyecto-rsp

[2] http://reddesolidaridadpopular.org/red/content/proyecto-rsp

 

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