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Intervento di Fabio Cochis (Segreteria nazionale Unione Inquilini e segretario della sede di Bergamo) al Coordinamento nazionale del Unione Inquilini (11-12 novembre 2017, Livorno)

A Bergamo l’Unione Inquilini è cresciuta, in questi anni di crisi economica, attraverso la pratica della resistenza alle esecuzioni forzate. I picchetti che organizziamo vedono famiglie sfrattate portare solidarietà attiva ad altre famiglie che stanno perdendo la casa. La solidarietà e il mutuo-soccorso delle famiglie proletarie attraverso l’autorganizzazione è stato il modello su cui abbiamo radicato il sindacato. Questa pratica si è strutturata attraverso la diffusione di sportelli sociali che spesso sono autogestiti dagli stessi sfrattati e la diffusione di assemblee di autorganizzazione delle famiglie sfrattate che decidono collettivamente le lotte.

Lo stesso modello lo stiamo esportando nelle case popolari, dove comitati di caseggiato decidono in assemblee le lotte per un affitto equo e per le manutenzioni; ma insieme organizzano la solidarietà e il mutuo-soccorso.

Questa pratica di costruzione dal basso, con una attenzione minuziosa alla crescita dei livelli di coscienza dei proletari e della costruzione di azioni di auto-tutela di tipo mutualistico ci ha fatto raggiungere un fragile equilibrio. Gli attivisti del sindacato garantiscono, a quasi tutte le famiglie sfrattate che si rivolgono agli sportelli, un aiuto per evitare lo sgombero dell’abitazione ma anche il passaggio ad una nuova casa. Nella città capoluogo e nei paesi medio-grandi, la gran parte delle famiglie sfrattate riescono ad ottenere l’assegnazione di un alloggio pubblico a canone sociale.

Oggi noi abbiamo nuovi problemi che dobbiamo risolvere.

La crisi  capitalista, iniziata nel 2008, influisce ancora in modo profondo a livello nazionale e nel nord italia. Questo perché non è un processo transitorio, ma investe invece tutti i meccanismi di accumulazione e riproduzione capitalistica.

Dentro la crisi, il Capitale si riorganizza, ristrutturando il sistema produttivo e quello finanziario, per trasferire più risorse possibile verso il sistema bancario e finanziario. Le condizioni sociali dei proletari vengono ancora più duramente attaccate attraverso il taglio dell’occupazione e dei salari, ma anche il taglio del “welfare state” (la spesa pubblica per la sanità, l’assistenza, l’istruzione, le pensioni, ecc.).

Sempre di più, le persone che si rivolgono agli sportelli di consulenza del sindacato, domandano un sostegno a tutti i bisogni sociali negati dalla crisi; non più solo l’abitazione, ma anche lavoro, alimentazione, assistenza e salute, istruzione.

Per ultimo la nuova legge regionale sull’abitare, approvata dalla Giunta regionale della Lombardia, è un altro tassello del progetto di taglio e privatizzazione del welfare. Tale normativa produrrà un drammatico stravolgimento della funzione sociale dell’edilizia pubblica che sarà subordinata ancora di più alle logiche di mercato e ai meccanismi di privatizzazione. Una delle conseguenze sarà l’esclusione dell’assegnazione delle fasce più deboli del proletariato, quelle vittima di provvedimenti di sfratto. Prevedibilmente la legge produrrà un ulteriore aumento dei canoni d’affitto, con l’effetto di far precipitare nella precarietà sociale anche gli inquilini delle case popolari.

Pertanto anche il fragile equilibrio raggiunto dalle pratiche di auto-tutela non reggerà all’ulteriore smantellamento delle garanzie sociali imposte dalle politiche di austerità.

Ci siamo chiesti come possiamo organizzarci in una situazione di questo tipo.

Sicuramente la proposta presentata dalla Segretaria nazionale di aprire una campagna per la ripresa delle politiche abitative pubbliche (attraverso la mappatura degli immobili da parte dei prefetti e il comma 1 bis dell’articolo 26 della legge sblocca italia) permette di dare una risposta politica alta. Si tenta di spostare in avanti i rapporti di forza a livello politico e sociale, si cerca una ricomposizione di tutti i pezzi del movimento per la casa. Sosteniamo la proposta e cercheremo di farla vivere aprendo la vertenzialità a livello locale con i Prefetti.

La riflessione che però abbiamo avviato a Bergamo è partita dal basso. Ci siamo interrogati su “Qual’e il terreno della risposta delle classi popolari alla crisi (cioè all’attacco che il Capitale conduce contro le proprie condizioni di vita)? Abbiamo fatto riferimento ad Antonio Gramsci per capire come questa risposta si evolva su vari livelli.

C’è una risposta “elementare”, che agisce attraverso la solidarietà familiare o le resistenze spontanee di piccolo gruppo, c’è una risposta “sociale organizzata”, che agisce attraverso la lotta economica, e c’è una risposta “politica organizzata” che è data dalla capacità di connettere i due livelli precedenti su un piano politico generale (rivoluzionario).

In questo schema di analisi ci siamo accorti che, a causa della disgregazione sociale e culturale, i ceti popolari italiani hanno risposto, in questi anni, attraverso una difesa elementare, basata sul consumo del risparmio accumulato nel periodo fordista degli anni ’70-‘80. Questo è il motivo per cui in Italia non sono esplose rivolte spontanee nonostante la crisi economica. Infatti il risparmio accumulato nei decenni precedenti (in via di esaurimento) ancora permette alle famiglie di resistere.

Ma non tutti i proletari hanno un risparmio a disposizione e comunque esiste un limite di sopportazione ai effetti dell’impoverimento, dopo di chè è chiaro che la sola difesa elementare non basta più.

Per intervenire in questa dinamica, abbiamo ritenuto necessario costruire forme di organizzazione sociale che siano in grado innanzitutto di lavorare sul terreno della solidarietà elementare ma cercando di far nascere pratiche sociali che diano una risposta, in maniera organica, a tutti i bisogni negati: abitazione, lavoro, alimentazione, assistenza e salute, istruzione.

Stiamo sperimentando pratiche di autorganizzazione che si aggiungano a quelle in difesa della abitazione, collaborando anche con altri gruppi o associazioni.

  • Sportelli di assistenza ai debitori insolventi nel pagamento dei mutui sulla prima casa di proprietà;
  • distribuzione di beni di prima necessità a prezzi calmierati attraverso Gruppi di Acquisto Popolare per aiutare le famiglie che faticano ad accedere ad un cibo di qualità e a basso costo;
  • progetti di autoproduzione su terreni pubblici come forma di auto-reddito per persone che hanno perso il lavoro;
  • erogazione di servizi assistenziali e sanitari a basso prezzo come il dentista e lo psicologo sociale;

Il tentativo è che le diverse pratiche riescano ad  uscire dal livello di difesa elementare, per arrivare a costruire spazi pubblici, in grado di connetterle in una difesa organica di tutti i bisogni negati, generando nuove forme di welfare dal basso. Abbiamo chiamato questo ente locale dal basso: Comune Sociale.

La Rete per l’Autorganizzazione Popolare è lo strumento che alcune pratiche mutualistiche locali si sono date per raggiungere questo scopo su tutto il territorio nazionale.

Il Comune rimane ancora, nonostante i continui tagli ai trasferimenti pubblici, l’istituzione che il sistema usa per dare qualche parziale risposta ai bisogni sociali. Per questo è il luogo in cui è più facile operare per le forze anti-liberiste.

Infatti le pratiche sociali autonome da una parte sostituiscono l’ente locale nella risposta ai bisogni sociali negati dalle politiche di austerità, dall’altra si oppongono ai tagli alla spesa sociale locale.

In tutta Italia, in questi ultimi anni, tante pratiche sociali mutualistiche stanno nascendo, in forma spontanea. Il  limite è che spesso agiscono separate sul piano territoriale o dei singoli bisogni.

Per questo diverse realtà nazionali stanno elaborando una carta fondativa di una Confederalità sociale. Questo progetto darebbe la possibilità a molte esperienze autonome ed indipendenti di riconoscersi in piena libertà in uno spazio politico nazionale per approfondire il conflitto contro le politiche di austerità.

Quest’anno durante il vertice del G7 dei ministri dell’agricoltura, tenutosi a Bergamo il 14-15 ottobre 2017, è stata organizzata una assemblea nazionale delle pratiche mutualistiche. Doveva essere una scadenza minore e invece è diventata, grazie alla presenza di delegati di oltre cento movimenti, associazioni, comitati, sindacati, forze politiche, uno dei momenti più alti e significativi di confronto e mobilitazione che si sono tenuti ultimamente a livello nazionale. L’assemblea ha lanciato la proposta di una appuntamento nazionale.

Per sostenere questa prospettiva del Comune sociale, per approfondire il rapporto con le realtà che aderiscono al percorso nazionale per una Confederalità sociale, per rendere più efficaci le lotte dei proletari per il riconoscimento dei bisogni fondamentali, chiediamo che sia attuata la decisione presa dalla segreteria nazionale dell’Unione Inquilini di sostenere la Rete di Autorganizzazione Popolare (R@P), contribuendo allo sviluppo della R@P nei territori, aiutando la crescita di un del movimento generale per la Confederalità sociale.

 

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