Confederalità sociale

Cari e care, compagni e compagne, fratelli e sorelle. In vista del prossimo appuntamento che abbiamo deciso insieme di organizzare per Gennaio/febbraio vi inviamo questa prima traccia di lavoro .

Le giornate del contro-G7 di Bergamo hanno rappresentato una posibilità ed al tempo stesso una necessità. La possibilità di riprendere le fila di un discorso, ed al tempo stesso la necessità che questo discorso non si fermasse alle solite dinamiche sclerotizzate ma si continui un percorso. L’appuntamento di Bergamo non è arrivato dal cielo, ma è stato prodotto da una capacità di cucire le relazioni di pratiche sociali e conflitti esistenti fino a ieri confinate nei singoli territori. Non solo questo, Bergamo ha approfondito il discorso, già in parte avviato rispetto al come riconoscere le reciproche autonomie nella reciproca indipendenza in un Noi collettivo sociale, in un Noi comune.

Abbiamo rimesso insieme il pane e le rose, i territori, le vertenze, i conflitti nella solidarietà. Abbiamo discusso dell’esperienza di Marinaleda e del comune sociale, di come mettere insieme autoproduzione e autodistribuzione, di come resistere insieme dalla crisi del terremoto al terremoto della crisi. Le due giornate di Bergamo sono state intense, con un elevato dibattito politico che non registravamo da tempo. Proprio per questo abbiamo quindi la responsabilità di allargare lo spazio che abbiamo costruito insieme, sia per quanto riguarda nuovi ambiti di discussione che per quanto riguarda la riflessione sulla dinamica da condividere per continuare a lavorare. Per questo motivo vi scriviamo, perché già da subito abbiamo intenzione di lavorare su una proposta. Abbiamo definito questa proposta Carta della Confederalità Sociale perché vogliamo che a muovere il processo siano le pratiche ed i conflitti più che le parole, le nuove forme di mutualità ed autorganizzazione che si stanno sviluppando nella crisi e contro la crisi sono infatti un processo reale, ancora fragile ma che descrive una nuova forma dell’azione collettiva. Definiamo questo percorso “Carta della Confederalità Sociale” perché vogliamo che si sviluppi con i propri tempi in completa autonomia ed indipendenza rispetto a dinamiche elettorali e strumentalizzazioni.

Abbiamo recuperato il concetto della confederalità riprendendo le suggestioni delle prime forme del movimento operaio, quando l’uno per tutti e il tutti per uno costituiva la forma originaria in cui riconoscersi, difendersi, lottare dai campi alle officine. La Carta della Confederalità sociale non è altro che un insieme di valori, una piattaforma e non un contenitore in cui riconoscersi collettivamente e federarsi, un patto di mutuo soccorso che costruisce una dinamica aperta ed inclusiva che mette insieme il saper fare solidale nel qui ed ora. Un processo che vorremmo poi trovi nei territori la cornice dentro la quale svilupparsi concretamente come contropotere, cercando al tempo stesso di legare tra loro tutti i conflitti, le resistenze, le forme di solidarietà.
Insistiamo sulla centralità del territorio, perché, come si è visto ancora a Bergamo, questo è diventato indispensabile.

Viviamo giorni difficili in cui la povertà diventa colpa e la miseria diventa reato, giorni in cui i potenti del mondo accrescono, con la violenza, la loro ricchezza opprimendo tutti gli altri, peggiorandone le condizioni, impoverendo e affamando tutti gli esclusi dal mercato in ogni nazione del pianeta e devastando la natura, i territori, la terra tutta. Per opporci a questa barbarie e per liberarci, dobbiamo in primo luogo trovare la forza ed il modo per resistere insieme, dobbiamo mettere in Comune la resistenza di tutti gli oppressi, di noi tutti. Dobbiamo percorrere questa resistenza secondo i tempi e le pratiche di tutti gli oppressi, di noi tutti: tempi e pratiche di lotta e risposta concreta autorganizzata ai bisogni vitali e naturali; tempi, pratiche e bisogni diversi dalle tattiche parlamentari; tempi, pratiche e bisogni che non si subordinano (e nessuno deve subordinare) alle battaglie e alle sconfitte istituzionali ed elettorali.
Buona lettura

CARTA DELLA CONFEDERALITA’ SOCIALE
Noi siamo per l’abolizione del dominio dell’uomo sull’uomo, del maschio sulla donna e i bambini, dell’uomo sulla natura. La ricchezza in generale e i mezzi di produzione devono considerarsi patrimonio di tutta l’umanità. Questo patrimonio deve essere messo al servizio degli individui e delle comunità, non può avere altro fine se non quello di assicurare libertà e benessere per tutte e tutti senza distinzione di sesso, religione, etnia, nazionalità.
Il sistema capitalistico, invece, si basa sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, per queste ragioni lottiamo per il suo superamento e per la costruzione di una società di liberi e eguali dove l’essere umano non veda nell’altro essere umano il limite della propria libertà bensì la sua realizzazione.

Il processo della Confederalità sociale che qui sottoscriviamo lavorerà per l’emancipazione economica, morale e politica delle classi subalterne mettendo al centro del proprio funzionamento le pratiche di solidarietà popolare, mutualismo, autorganizzazione.

La confederalità sociale è lo spazio pubblico nel quale le pratiche di resistenza sociale e territoriale si riconoscono in reciproca indipendenza e sottoscrivono un patto di mutuo soccorso che ha come finalità la difesa materiale delle condizioni di vita delle classi popolari, la difesa dell’ambiente, la messa in comune dei saperi, l’unione delle forze nel momento del bisogno.

La confederalità sociale difende il territorio e i diritti di tutte e tutti, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle metropoli, nei municipi, e sarà nostro compito lavorare perché questo processo avvenga e si moltiplichi sia a livello nazionale che territoriale. Nel processo della confederalità sociale il conflitto, la lotta di classe, la solidarietà mutualistica, la democrazia sono inscindibili ed hanno l’obbiettivo di costruire embrioni di potere popolare.
La confederalità sociale, combattendo tutte le strumentalizzazioni di chi soffia sul razzismo per diffondere odio e pratiche d’esclusione, deve ripartire dai territori che troppo spesso sono diventati solo luoghi da saccheggiare per dare continua soddisfazione alla sete di profitto delle classi dominanti.

Ripensare quindi la confederalità sociale a livello territoriale risponde a questa situazione. Le pratiche che agiamo sui nostri territori devono essere veicolo di formazione di nuove identità inclusive, attivatrici di rapporti comunitari, di sperimentazione, di rinascita di conflitti, di rinascita del concetto di “classe” .
Il processo della confederalità sociale è un patto di mutuo soccorso e cooperazione dal basso aperto alle forme di resistenza economiche, alle pratiche di solidarietà attiva e di autogoverno.

Ogni sei mesi, noi che facciamo parte della Carta della Confederalità sociale e sottoscriviamo questo documento ci riuniremo per scambiare e condividere le pratiche e le esperienze e definire programmi ed obbiettivi comuni su cui lavorare attraverso tavoli di lavoro e l’assemblea generale.

Chiunque fosse interessato a partecipare a questo percorso può scrivere una mail a:
alternativag7bg@gmail.com

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